Non siamo i vostri bancomat!

“Non siamo i vostri bancomat!”

Abbiamo analizzato e previsto. Abbiamo avvertito e aspettato tanto. Abbiamo sperato, chiesto, manifestato. Ma ora  dobbiamo impedire che si avveri ciò che avevamo previsto. E’ ora di non puntare il dito in un’altra direzione- noi la dobbiamo cambiare!

Le riforme rosso-verdi e le loro conseguenze (Informazioni di fondo)

Ciò che ha iniziato il governo Kohl a piccoli passi, ossia la redistribuzione della ricchezza sociale dal basso in alto, è stato accelerato dal governo rosso -verde di Schröder e Fischer  dal 2002 in poi con colpi di cannoni. “Agenda 2010” chiamarono la loro  opera di riforma che non significa altro che far saltare il sistema sociale, abbassare drasticamente il livello retributivo e pensionistico, introdurre  il lavoro precario come perno di questo nuovo sistema e fare diventare la “flessibilità” la norma generale  del mondo del  lavoro:

Già dal 1998 la somma che fu “risparmiata” nel settore ammontava a ca. 1000 miliardi di marchi.

“E’ un dato di fatto che nessun altro paese in Europa ha realizzato negli anni 90 come la Germania così tante cancellazioni sociali“ (Il giornale Frankfurter  Rundschau/FR del 30.7.1998

“In Germania gli stipendi reali si sono abbassati negli ultimi 10 anni (dal 1995 al 2004) dello 0,9 %. Con ciò la Repubblica Federale si è posizionata all’ultimo posto nei vecchi paesi dell’UE.” (FR del 16.6.2005)

“Paese dei salari bassi RFT: i salari e stipendi netti  sono scesi nel 2006 ai livelli più basso degli ultimi 20 anni” (Il giornale Junge Welt del 27.9.2007)

“Il settore del basso reddito (salari da fame) è cresciuto in Germania tanto rapidamente come probabilmente in nessun altro paese. Nel 2008 quasi 23 % della forza lavoro era di basso reddito anche con anche meno di 8,90 Euro all’ora.. (FR del 8.2.2010)

“Dal 1991 e 2004 il numero degli occupati fulltime si è ridotto di quasi 6 milioni ossia di  ca. 20 % a 23,73 milioni. Invece il numero dei lavoratori parttime- compresi  i lavoratori con orario ridotto- si è raddoppiato a  11 milioni” (Il giornale FAZ del 19.7. 2005)

Le pensioni garantite dallo stato (proiezioni  all’anno 2030) sono diminuite dal 1993 di ca. il 40 %- tramite prolungamento degli anni contributivi prima di andar in pensione, nuovi metodi di calcolo della pensione, ecc…”(FR del 11.8.2003)

Ciò ha significato per la maggioranza della popolazione della Germania una corsa rovinosa verso il basso, ma ha significato per  i gruppi industriali e finanziari  multinazionali  una caccia mai vista finora a rendite, mercati e “capitale umano” (con ciò i padroni definiscono esseri umani da sfruttare) a basso costo.  Grazie ai salari bassi, aumenti massicci della produttività e abbassamenti enormi degli oneri sociali l’industria tedesca è diventata “campione del mondo dell’export” e il governo tedesco  è in cima alla Champions League nella UE.

Parallelamente si aprivano le chiuse del capitale finanziario (tramite le cosìddette “riforme del mercato finanziario”), si spingeva la deregulation al massimo, finché tutti gli attori erano ubriachi di “outperformance”.

Quando,nel 2007, le prime voci lanciavano l’allarme e misero in guardia tutti circa la possibilità un crash finanziario imminente, si rideva e si continuava a festeggiare con rendite e bonus da sogno e il party continuava… Anche per i funzionari sindacali è rimasta qualcosa: “provvigioni straordinari da “casse nere”, prostitute, party e viaggi di lusso.

Nessuno voleva rovinare questa rally di quotazioni e profitto, nessuno voleva uscire anche se si poteva già vedere il muro a cui si ci avvicinava. Chi frena per primo perde, era lo slogan. E il secondo è stato: Se tocca a qualcuno, non a noi! To big to fail- troppo grande per fallire –questa è stata la convinzione del global player.

Verifica di cassa

Poi cominciarono a crollare le prime banche come castelli di carte e la classe dei  responsabili si attribuì la colpa a vicenda finché nessuno si sentì  più responsabile. Lo slogan dell“errore anonimo del sistema” divenne la chiave dell’amnistia generale. Una prima operazione d’emergenza è stata necessaria: Lo stato investì più di 500 miliardi di euro  per salvare il settore bancario privato.

Con la “nazionalizzazione” della crisi era già programmata la prossima. Tanti stati si indebitarono  come soltanto in tempi di guerra. Poi seguì la “Crisi della Grecia”, la crisi del presunto unico anello debole nella catena dell’euro. Furono messi a disposizione dal governo federale 25 miliardi di euro per allontanare una  bancarotta  imminente di stato e una rottura della zona dell’euro. Un pacchetto di salvataggio confezionato con la menzogna che la Grecia fosse un caso unico e sostenuto  dal risentimento razzista che i greci avessero vissuto al di sopra delle loro possibilità.

Appena deciso l’aiuto per la Grecia, fu chiaro che questo era soltanto l’inizio. Si annunciò la terza fase della crisi capitalista: l’europeizzazione delle perdite di miliardi di banche e multinazionali. In un’azione col favore delle tenebre , in cui si esautorava il parlamento, fu lanciato il prossimo salvataggio in mare aperto. Più di 750 miliardi dovrebbero tenere in vita la concorrenza mortale degli stati dell’UE.

Adesso questi bilioni di euro, che furono impegnati nella zona euro per la sopravvivenza di banche e multinazionali, vengono spremuti da coloro significano nella logica di questo sistema economico nessun “rischio sistemico”, ossia nessun pericolo: lavoratori dipendenti, disoccupati, lavoratori con basso reddito, “l’ ultimo terzo”. Seguì la “socializzazione” della crisi. In quasi tutti gli stati dell’euro furono decisi programmi shock d’impoverimento. In Grecia ci furono vari scioperi generali, in Italia uno sciopero generale il 25.6.2010, in Francia scendevano per strada più di 2 milioni contro la cosìddetta riforma pensionistica (il prolungamento della vita lavorativa). In Spagna e Portogallo si discutono gli stessi provvedimenti…e in Germania il capo del sindacato confederato Sommer parla di “ mobilitare  le imprese”.

“Non paghiamo per la Vostra crisi”


Quando fu fatta la proposta di indire nel marzo del 2009 manifestazioni con il motto “Non paghiamo per la Vostra crisi!” , il vertice sindacale rifiutò il sostegno con la motivazione “che tutto fosse troppo presto”. Ma la base sindacale e gruppi di sinistra proclamarono lo stesso la manifestazione. Ciò che era troppo presto per il vertice sindacale, per più di 40.000 persone era giusto: alla manifestazione di Francoforte si contavano ca. 20.000 persone, a Berlino secondo gli organizzatori di più.

Purtroppo, parlando con il linguaggio della Realpolitik, i manifestanti e insoddisfatti lasciarono poi ai governanti il campo ossia il ritmo, la direzione, i titoli dei giornali e aspettarono con una certa impotenza ciò che doveva avvenire.

Un anno dopo, il 12.6.2010, ci furono due manifestazioni con lo stesso slogan, a Stoccarda e a Berlino, di nuovo ca. 40.000 persone. Analizzandolo freddamente, non un successo ma un arresto. Tutti lo sanno e lo percepiscono. Possiamo criticare i programmi di impoverimento, scendere cento volte in strada, abbiamo  avvertito e minacciato senza riuscire a cambiare il corso delle cose.

E’ così: Il programma di impoverimento prosegue  senza disturbi il suo percorso parlamentare mentre noi urliamo con rabbia e caparbietà nelle strade: Non paghiamo per la Vostra crisi!

Non c’ è bisogno di essere un “manifestante di professione” per sapere che le richieste non vengono soddisfatte ripetendole, ma costringendo i responsabili a cedere.

E ora che cambi il vento!

Tutte queste esperienze sono affluite nell’appello seguente. E’ un appello a tutti, ai sindacalisti, ai lavoratori dipendenti , disoccupati, pensionati, gruppi extraparlamentari ed organizzazioni  di intraprendere questo cammino. L’appello non nega differenze e posizioni politiche diverse, ma cerca di evidenziare punti in comune. Le differenze politiche rimarranno visibili in questo processo di società , ma l’ appello è un invito ad un dibattito e un’azione pubblici e congiunti.

Wolf Wetzel

http://www.wolfwetzel.wordpress.com

Appello: „Blocchiamo gli autori usufruttuari della crisi“
»Ci sarà la guerra di classe, giusto, ma è la mia classe, la classe dei ricchi, che fa la guerra – e noi vinceremo« (Il miliardario Warren Buffet nel 2005)

„Pace alle capanne – guerra ai palazzi“

Questo è stato il titolo del „Corriere dell’Assia“ del poeta rivoluzionario Georg Buechner nel 1834.
tradotto al giorno d’oggi significa : „blocchiamo gli autori usufruttuari della crisi“ e „non siamo più i vs. bancomat!“ . Con questi slogan ci sono riuniti il 3. 7. 2010 a Francoforte sul Meno il gruppo d’azione „Georg Buechner“ e altri 30 associazioni (tra cui attac, antifascisti , sindacalisti e la sinistra anticapitalista) per decidere azioni concrete contro le istituzioni centrali della finanza.
proposta: bloccare il 18 di ottobre prossimo due „banche sistemiche“, la  Deutsche Bank (che detta le regole della politica) e la Commerzbank (che venne sostenuta dal governo tedesco con miliardi di euro):
la nostra richiesta è semplice: VOI pagate i bilioni di euro che è costata la guerra finanziaria. Non vi lasciamo in pace, torneremmo, in luoghi diversi, in occasioni e tempi non previsti.

Partendo dalla giornata d’azione del 12 giugno scorso con lo slogan: „non paghiamo per la vostra crisi“ sono state avanzate  le richieste: introduzione immediata di una tassa di transazioni finaziarie, tassazione di patrimoni privati al 5%, salario minimo di 10 euro, aumenti degli assegni sociali e di disoccupazione, ecc.
La prossima conferenza si svolgerà- con partecipazione straniera- il 21 agosto prossimo a Francoforte.
previsti: gruppi di lavoro sulla crisi, forme d’azione e di blocco, azioni internazionali, ecc.
siamo interessati a presenze internazionali.

mail: ag_georg.buechner@yahoo.de

http://www.georg-buechner.org

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